Welfare aziendale e assicurazioni sanitarie




Welfare aziendale e assicurazioni sanitarie

Il welfare aziendale è uno strumento che va ad integrare le politiche retributive e di incentivazione del personale e permette di mettere a disposizione dei dipendenti servizi al posto di aumenti di stipendio, con conseguente risparmio, in termini fiscali, sia per il dipendente che per l’impresa.

Si definisce welfare aziendale l’insieme di prestazioni, opere e servizi, corrisposti al dipendente in natura o sotto forma di rimborso spese, aventi finalità di rilevanza sociale.

Mettere in condizione il dipendente di acquistare autonomamente gli stessi servizi, opere e prestazioni, per l’azienda vorrebbe dire sobbarcarsi un costo nettamente superiore, in termini di costo del lavoro, rispetto a quello che sostiene attuando un piano di welfare aziendale, senza riuscire a dare gli stessi vantaggi alle persone, in termini di valore d’acquisto e di benessere personale.

Nei piani di welfare aziendale possono essere inserite anche tutte quelle soluzioni assicurative che hanno una valenza sociale, così come richiesto dalle norme che regolamentano il welfare aziendale.

Tra le soluzioni di tipo assicurativo che possono essere inserite in un piano di welfare aziendale, oltre alla previdenza complementare, ci sono le polizze contro il rischio infortuni e il rischio morte (TCM), le polizze contro il rischio di perdere l’autosufficienza (Long Term Care o LTC) e le polizze contro l’insorgenza di una malattia grave.

Contributi e premi contro il rischio di non autosufficienza o gravi patologie, non concorrono a formare reddito «i contributi e i premi versati dal datore di lavoro a favore della generalità dei dipendenti o di categorie di dipendenti per prestazioni, anche in forma assicurativa, aventi per oggetto il rischio di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana, o aventi per oggetto il rischio di gravi patologie»


Welfare aziendale e sanità privata di tipo mutualistico

Tra le soluzioni di tipo assicurativo che possono essere inserite nei piani di welfare aziendale non sono previste le polizze sanitarie perché la loro natura è in contrasto con il requisito di utilità sociale richiesto dal legislatore per i servizi che possono essere inseriti nei piani di welfare.

Tale requisito è invece pienamente assolto da fondi e casse di assistenza sanitaria, tra cui rientrano le mutue sanitarie private, basate, appunto, sul principio di mutualità.

Nel caso di assistenza sanitaria, oltre al versamento dell’importo che si è scelto di destinare alla stessa, la normativa prevede un ulteriore contributo di solidarietà, pari al 10% dell’importo destinato alla cassa sanitaria, da considerarsi esclusivamente come integrazione del patrimonio netto dell’ente.

Volendo andare più a fondo sulle differenze tra mutua privata e polizza sanitaria, la differenza più importante è proprio nell’assenza di scopo di lucro delle mutue sanitarie, che hanno finalità assistenziale e operano sulla base dei principi mutualistici individuati, mentre le polizze sanitarie sono strumenti di tutela emessi dalle compagnie di assicurazione, che sono imprese aventi scopo di lucro.

La seconda differenza, altrettanto importante, è che nella mutua sanitaria non si parla di assicurati ma di soci e che la qualifica di socio decade solo per volontà del socio stesso. Pertanto la tutela è a vita e non dipende dallo stato di salute del socio, come accade per le polizze sanitarie, in cui la compagnia può decidere di recedere dal contratto per eccessiva sinistrosità dell’assicurato o per il sopraggiungere di condizioni di salute che aggravano il rischio.


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